Ma se ce li ho messi, in genere, è perché dietro un post, o dietro un commento, ho intravvisto una testa pensante, e poco importa se questa si manifesta sotto forma di compendi di filosofia antica o schizzi di emozioni quotidiane; da loro so di potermi aspettare nutrimento per la mia mente.
E così in questo caso. L'argomento è di quelli prèt-a-penser, la campagna della Regione Toscana sull'omosessualità, che ha trovato, me compreso, il plauso di una certa blogosfera in odor di liberalismo.

Poi leggo questo post di ilbaco. Perbacco! (mi si perdoni l'allitterazione banale) Da lui scrivo:"Brillante considerazione. Si insinua una distinzione morale tra colui (poverino) che nasce omosessuale e quello vizioso che invece decide di andare contro natura.
Non sarebbe più semplice, come dici tu, riconoscere ad ognuno il diritto (questo si, naturale) a fare, se non fa male a nessuno, un po' come cazzo gli pare?
Ottimo, andrea. "
In effetti, restando in tema con la campagna, qui si corre il rischio di gettar via il bambino coll'acqua sporca, dove l'acqua sporca è l'omofobia, ma il bambino è la libertà dell'individuo, che ha nella scelta il suo momento più alto, e non, come afferma surrettiziamente lo slogan, il germe di un comportamento moralmente condannabile.
Si sa, le vie dell'inferno sono lastricate di buone intenzioni.














