Premessa pleonastica, come sempre.
Faccio questo, poi prometto che per un po' smetterò di dedicare i post a
barbara. Non è un caso se misi il suo blog tra i
cinque che mi fanno riflettere (e questa vuole essere anche una non velata polemica con alcuni dei miei più cari amici bloggers,
egine prima di tutto, che hanno assunto nei suoi confronti un atteggiamento improntato allo snobismo ed alla derisione, dimenticando che, come diceva De Andrè,
dietro ogni scemo c'è un villaggio); spesso in modo inconsapevole, e in genere con esiti a lei poco graditi, le sue riflessioni - zampate, in linea con la sua natura felina - hanno la capacità di dare l'avvio o portare a compimento nella mia testa dei ragionamenti che con le mie sole risorse non sarebbero mai andati avanti.
L’antefatto – chi di vittimologia ferisce…
Nei commenti del mio primo
post su
Pippa Bacca barbara snocciola il seguente concetto: "
Esiste tuttavia una branca dell'antropologia criminale che si chiama vittimologia, e direi che Pippa è davvero il più perfetto esempio di vittima per scelta che si possa immaginare: partita da casa alla ricerca del proprio assassino, su un itinerario sul quale non poteva non incontrare il proprio assassino, vestita in modo da non poter essere ignorata dall'assassino, muovendosi in modo da non poter sfuggire al proprio assassino, o meglio, in modo che l'assassino non potesse sfuggire a lei".
…mumble, mumble…
Il concetto è di quelli, per me, intriganti; il bianco che diventa nero, la vittima che diventa colpevole, il lupo che diventa agnello, il lupo... il lupo... il lupo... d'un tratto l'illuminazione. Mi era capitato di sentire distrattamente che la moderna psicologia aveva prodotto una rilettura in chiave rovesciata della favola di Cappuccetto Rosso.
Una bambina indisciplinata, decisa a regolare una volta per tutte i conti con il lupo, fregandosene del buon senso e delle raccomandazioni della mamma, munita di una sgargiante mantellina rossa attraversa il bosco in cui il lupo vive isolato per raggiungere la casa della vecchia nonna, contando sull'ineluttabile aggressione del lupo e sul conseguente intervento liberatore del cacciatore armato di fucile.
Sembra proprio la
vicenda di Pippa (cappuccetto rosso), che più o meno inconsapevolmente voleva mobilitare le energie positive del mondo islamico medio-orientale (il cacciatore) contro le sue stesse spinte più retrograde (il lupo), attraversando il suo territorio vestita di un candido vestito da sposa (la mantellina rossa) per attirare l'attenzione.
… di vittimologia perisce – La conclusione.Questo mi ha fatto balzare in mente un altro paragone, relativo ad una
precedente riflessione: il popolo d'Israele che aveva molti conti aperti con la storia, decide di andare ad insediarsi proprio al centro di un territorio fortemente caratterizzato dalla presenza di arabi e musulmani, fregandosene del fatto che l’intera area abbia espresso da subito una pervicace contrarietà, esibendo in modo plateale bandiere con la stella di David e costumi occidentali, contando sull’ineluttabile reazione della frangia più integralista del mondo arabo e sulla conseguente mobilitazione del potente alleato americano.
Come la stessa barbara precisa, e anche io penso, le responsabilità della vittima non attenuano le colpe dell’aggressore; tuttavia, chi se ne va per boschi a passeggiare non si meravigli più di tanto se le sue grida "al lupo, al lupo" non susciteranno particolare allarme e mobilitazione.
Mi sono esercitato in questo parallelo non perchè ne assuma acriticamente come vere le conclusioni, ma piuttosto per stimolare ulteriormente il dibattito su un tema - si sarà capito - al quale attribuisco un grande valore simbolico. Credo non sia determinante stabilire se un'impresa abbia o non abbia a priori una reale possibilità di successo, quanto è importante coglierne invece le motivazioni e le finalità, e in questo, ferma restando la buona fede di entrambi, i due casi si differenziano notevolmente: l'impresa di Pippa, velleitaria quanto si vuole, aveva in animo di far compiere un passo avanti all'intera umanità; il sionismo aveva invece l'obiettivo di un progresso - ancorchè legittimamente auspicabile - del solo popolo ebraico. Se tanto mi da tanto, ne parlaremo ancora.