venerdì 27 giugno 2008

Panacea Maroni

Maroni: "I bambini devono avere una vita normale e non fare accattonaggio o cose ancora peggiori."Cosa aspettiamo a prendere le impronte anche a poveri e disoccupati?

mercoledì 25 giugno 2008

Il treno dell'ultima notte - Dacia Maraini

Libro regalato, quindi gradito; regalato da amici carissimi, quindi ancora più gradito. Il risultato, però, è che leggerlo non è stata esattamente una scelta. Un piacevole dovere, a cui mi sono accostato recalcitrante; perchè amo scegliere da solo le mie letture, perchè ai romanzi preferisco i saggi, perchè non amo leggere ciò che stà accatastato sugli scaffali come i biscotti, perchè l'autrice non ha mai solleticato la mia fantasia di lettore, per quanto infinitamente più estesa della mia realtà di lettore, lento e dispersivo.

Leggerlo non ha cambiato nessuna di queste mie preferenze, ma non per questo devo dire di non aver apprezzato il libro.

Scritto bene, personaggi ben disegnati, con una sufficiente tensione narrativa, in alcuni momenti paragonabile ad un giallo psicologico.

Giocato sul continuo altalenarsi della vicenda, tra passato e presente, individuale e sociale, est e ovest, un racconto che si sviluppa spesso intorno ad una strada ferrata, che sia il treno verso Vienna, quello verso Auschwitz o quello giocattolo che gira in tondo.

Alla fine però tre cose buone che connotano la mia valutazione.

La rappresentazione, affidata al vecchio diplomatico del regime nazista e alla sua signora, del fatto che non solo, come ho già avuto modo di dire, le condizioni culturali e sociali su cui si basò il nazismo erano già tutte lì prima che Hitler cominciasse la sua ascesa, ma esse permanevano ancora - e, ahinoi, forse permangono ancor'oggi - negli anni successivi alla fine della guerra.

Quella caratteristica che solo le opere di un certo valore hanno, che fa sì che leggerle fa venire voglia di leggere ancora; questa lettura ha certamente fatto nascere in me la voglia di leggere a proposito della rivoluzione ungherese e della posizione assunta dal PCI di Togliatti, che ancora oggi pesa sugli eredi di quella metà del cielo.

Sul piano strettamente umano ed esistenziale, la riflessione che nasce dall'immersione che il lettore è costretto a fare nell'abisso dell'orrore e delle debolezze umane, se sia cioè da cosiderare la sola sopravvivenza del corpo un valore in sè o se non sia per ciascuno più dignitoso e rispettoso della propria natura umana porre fine all'esistenza quando la sofferenza del momento o peggio ancora la devastazione dello spirito che ne deriverà non residuano una vita degna di essere vissuta. Quello che in altra sede definii "vivere in oltraggio a sè stessi".

giovedì 12 giugno 2008

domenica 8 giugno 2008

sardegna escursioni escursione natura naturalistica tipico tipica sardo sarda trekking passeggiata passeggiate sardinya porcetto porceddu proceddu

sardegna escursioni escursione natura naturalistica tipico tipica sardo sarda trekking passeggiata passeggiate sardinya porcetto porceddu proceddu

martedì 3 giugno 2008

Paolo Villaggio - Storia della libertà di pensiero



A rileggere questa frase si ha l'impressione che oltre ad averlo letto, il munaciello potrebbe addirittura averlo scritto questo libro.

Perchè a voler cercare un significato, un filo conduttore, a quest'opera, invero priva di velleità letterarie, è proprio a quel concetto che bisogna ricorrere; la necessità di strizzare, torcere, spremere la Storia così come ci viene propinata per cercare di estrarre quel famoso "briciolo di verità".

Non un capolavoro, nè qualcosa destinata a permanere a lungo nella nostra memoria, nè un particolare esempio di scrittura creativa; forte anche la tentazione di abbandonarne la lettura dopo le prime pagine, dedicate ad un irriverente racconto pecoreccio della vita di Socrate, ma alla fine quello che rimane è l'idea che, nonostante le iperboli, molti degli uomini che hanno rivendicato il loro diritto a pensarla diversamente sono spesso stati messi in ridicolo e incriminati per qualche loro debolezza (oggi diremo "orientamento sessuale"), più che per le loro gesta, rimaste infatti nella storia. Un po' come vengono usate le accuse di terrorismo di questi tempi.



domenica 1 giugno 2008

Absit iniuria verbis

Oggi riflettevo ad alta voce su quello che mi pare uno dei miei primi personalissimi punti di arrivo di alcuni dei ragionamenti svolti su questo blog. Riflettevo sulla differenza, sostanziale ancorchè infinitesimale, che passa tra la sopportazione e l'accettazione; tra il riuscire ad accettare di convivere con un fenomeno ed il convincersi che quel fenomeno sia giusto; tra accettare il fatto che che esistano bambini a cui vengono amputati entrambi i piedi nel primo anno di vita e convincersi che a questi sia negato per principio di poter aspirare a correre alle Olimpiadi; tra accettare che il mondo sia infestato da guerra e povertà e convincersi che questo sia giusto e naturale, al punto da definire "sciroccata" una giovane donna che decide in segno di pace e di fratellanza tra i popoli di andare da Milano e Gerusalemme in autostop indossando l'abito da sposa.
Ecco io sono arrivato alla conclusione, sempre suscettibile di ripensamenti, che entrambi questi fatti hanno la capacità di dividere in due in modo netto l'intera umanità, lasciandone una porzione in una posizione miserabile; è quella di chi, ritenendo che Pistorius non possa e non debba aspirare a correre alle Olimpiadi, partecipa idealmente ad una nuova amputazione dei suoi piedi, miracolosamente ricresciuti grazie all'ingegno umano; è anche quella di chi, definendo folle il gesto di Pippa Bacca e per contrasto normale, per quanto condannabile, il gesto del suo assassino, partecipa a quel crimine fornendo sostegno ideale e giustificazioni sociologiche a chi lo ha commesso.
Miserabile perchè come dannati rassegnati a vagare nell'oscurità rifuggono qualsiasi raggio di luce perchè offensivo per i loro occhi atrofizzati invece che seguirlo nella speranza che conduca all'aria aperta e alla libertà. Scrivo queste cose, consapevole che potranno urtare la sensibilità di alcuni, non certo per offendere coloro che la pensano in modo differente da me, ma per dare forma esteriore ad una elaborazione, emotiva prima che intellettuale, che in questo mese ha occupato in modo talvolta sproporzionato i miei pensieri, soprattutto in ragione del disagio e del forte dispiacere causatomi dall'identificare, in posizioni poi apparsemi così negative ma da subito risultatemi dolorose come un pugno allo stomaco, alcuni dei miei più lucidi e stimolanti interlocutori.