martedì 3 giugno 2008

Paolo Villaggio - Storia della libertà di pensiero



A rileggere questa frase si ha l'impressione che oltre ad averlo letto, il munaciello potrebbe addirittura averlo scritto questo libro.

Perchè a voler cercare un significato, un filo conduttore, a quest'opera, invero priva di velleità letterarie, è proprio a quel concetto che bisogna ricorrere; la necessità di strizzare, torcere, spremere la Storia così come ci viene propinata per cercare di estrarre quel famoso "briciolo di verità".

Non un capolavoro, nè qualcosa destinata a permanere a lungo nella nostra memoria, nè un particolare esempio di scrittura creativa; forte anche la tentazione di abbandonarne la lettura dopo le prime pagine, dedicate ad un irriverente racconto pecoreccio della vita di Socrate, ma alla fine quello che rimane è l'idea che, nonostante le iperboli, molti degli uomini che hanno rivendicato il loro diritto a pensarla diversamente sono spesso stati messi in ridicolo e incriminati per qualche loro debolezza (oggi diremo "orientamento sessuale"), più che per le loro gesta, rimaste infatti nella storia. Un po' come vengono usate le accuse di terrorismo di questi tempi.



11 commenti:

Marcoz ha detto...

Eilà, Ugolino, sempre alle prese con argomenti da niente, eh?

"A mind that is strechted to a new idea never returns to its original shape" (O.W. Holmes)

La libertà di pensiero è destabilizzante: disorienta e distrugge le certezze.
In un certo senso è terrorismo.

Ugolino Stramini ha detto...

marcoz, mi piace vederti diviso tra la tentazione di approfondire i temi che propongo e l'impulso a vivere appartato.
Rimani un enigma!

gians ha detto...

anche grezzamente, alla fine il contenuto non mi pare da nulla, interrompere la lettura di un libro mi capita spessissimo, ma non so come, primo o poi, me lo ritrovo tra le mani, forse sono loro che decidono. Ciao ugolino.

Arci ha detto...

Non leggerò mai il libro di un comico che vuole fare lo storico, o il filosofo, così come non ho letto i romanzi di Faletti e le barzellette di Totti.

Anche se questo libro che segnali non è male, c'è tant'altro che devo leggere che spero (ma solo per questo) di vivere altri 150 anni. ;)

PS: ho commentato ancora anche il post precedente ;)

raser ha detto...

stanno facendo un tale battage a sto libro, che probabilmente non lo leggerò ;-)

fioredicampo ha detto...

Nemmeno io mi fido tanto della "letteratura" di comici e cantanti. Però "io uccido" di Faletti non era male. Va da se che quello era un giallo, qui invece sembra che si parli di cose serie;-)
Un abbraccio.

Ugolino Stramini ha detto...

|--->gians, sono loro che scelgono, come le donne...

|--->arci, se li vuoi te li auguro di cuore; in effetti sarebbe una delle poche cose per la quale varrebbe la pena vivere a lungo.

|--->raser, a me l'ha regalato un amico carissimo, che l'ha scelto per me.

|--->fiore, abbraccio ricevuto e ricambiato.

babbo ha detto...

---Ciao ugolino, passo di quà per farti sapere che comincia una nuova vita.
A presto.
Babbo.

Ugolino Stramini ha detto...

babbo, una nuova vita va sempre festeggiata. Adesso è tardi, spero di poterti sentire domani.
Un abbraccio.

Dyo ha detto...

Quindi per le vacanze non lo consigli?

Marco Marsilli ha detto...

Scusate la lunghezza del commento ma c'è una citazione che amo particolarmente, e mi sembra attinente.

Da Arthur Schopenhauer: L’arte di ottenere ragione - esposta in 38 stratagemmi

Stratagemma n.12

Qualora il discorso verta su un concetto generale che non ha alcun nome, ma che deve essere designato topicamente per mezzo di una similitudine, noi dobbiamo scegliere subito la similitudine in maniera tale che essa sia favorevole alla nostra affermazione. Così, per esempio, i nomi con cui sono designati i due partiti politici in Spagna, serviles e liberales, sono stati certamente scelti da questi ultimi.
Il nome protestanti è scelto da questi, e così il nome evangelici; il nome eretici, invece, è scelto dai cattolici.

Vale per i nomi di cose anche quando essi sono più appropriati: ad esempio, se l'avversario ha proposto un cambiamento, lo si chiami innovazione, perché si tratta di una parola odiosa. Ci dobbiamo comportare in modo contrario se siamo noi ad avanzare la proposta. Nel primo caso si chiami l'opposto «ordine costituito», nel secondo una «zavorra». Ciò che una persona disinteressata e imparziale chiamerebbe «culto» o «pubblica dottrina di fede», uno che vuole parlarne a favore lo chiama «devozione», «pietà», un avversario «bigotteria, «superstizione». In fondo si tratta di una sottile petitio principii: si introduce già nella parola, nella denominazione, ciò che si vuole provare, così da derivarlo poi con un semplice giudizio analitico. Ciò che uno chiama «assicurarsi della sua persona», «tenere in custodia», il suo avversario lo chiama «imprigionare».

Spesso un oratore tradisce già la sua intenzione nei nomi che dà alle cose. L'uno dice «i religiosi», l'altro «i preti». Fra tutti gli stratagemmi questo è quello che viene adoperato più spesso, istintivamente. Fervore religioso = fanatismo; passo falso o galanteria = adulterio; espressioni equivoche = oscenità; squilibrio = bancarotta; «tramite influenze e conoscenze» = «tramite corruzione e nepotismo»; «sincera riconoscenza» = «buon pagamento».