sabato 30 maggio 2009

giovedì 28 maggio 2009

martedì 26 maggio 2009

giovedì 21 maggio 2009

giovedì 14 maggio 2009

Dai diamanti non nasce niente...

Arci mi invita ad una dichiarazione di voto schietta come la sua. E non mi sottraggo.

Sono un liberale. Laico. Anticlericale. Europeista e federalista. Credo nell'autodeterminazione, dell'individuo come dei popoli. Non credo nella sacralità della vita.

Alle ultime politiche ho votato PD, per fede, come dissi. Alle precedenti votai Rosa nel Pugno, di slancio. Alle europee penso che, come arci, voterò radicale. Alle prossime politiche non so ancora, ma non credo di essere l'unico nel CSX.

A dire il vero, nulla nella mia dichiarazione implica che io debba stare a sinistra, anzi, sarebbe vero il contrario. Ragionando per categorie, un liberale non può che essere laico e rifiutare nazionalismi e ideologie, ai quali e alle quali il socialismo è geneticamente più affine, per la sua vocazione totalizzante che tende a reprimere l'individualità; così come, allo stato delle cose, il socialismo vede affinità nell'antagonismo con le religioni, dove il pensiero liberale vede solo un insindacabile esercizio della libertà personale che non deve invadere la sfera pubblica.

Ma nell'Italia di oggi, la parte che avrebbe titolo per rivendicare l'eredità liberale va a braccetto con le gerarchie vaticane per ingraziarsi le quali getta alle ortiche i fondamenti del pensiero liberale, facendo strazio delle libertà individuali e della laicità dello stato, nella fecondazione assistita, nelle coppie di fatto, nei diritti degli omosessuali, nel testamento biologico, nella pillola abortiva, nel divorzio breve, nell'insegnamento della religione.
Come possa un liberale autentico stare oggi nel PdL rimane un mistero.

Se una parte piange, l'altra non ride di certo. L'eredità comunista del filo-sovietismo pesa ancora come un macigno su tutto il CSX. Non occorre leggere il libro nero del comunismo per sapere che non è solo AN a dover rinnegare una parte del suo passato. Dice bene arci, il PCI era allineato, finanziato e talvolta complice del PCUS - una su tutte la repressione ungherese del 1956 - e poi mandante e traditore della lotta armata degli anni di piombo.
Se è vero che era un gioco delle parti dove De Gasperi e Togliatti, ed i loro epigoni, come novelli De Pretis, tenevano l'Italietta del dopoguerra sul filo tra due opposti baratri, è anche vero che non si sono privati nel mentre di prendersi la loro fetta di torta - per amor patrio, s'intenda!

Allora? Ha detto bene Pannella: "Tra i buoni a nulla di Prodi e i capaci di tutto di Berlusconi, meglio i buoni a nulla".
Alla fine credo possa essere questa la chiave della mia scelta. Le storie delle due parti, prese dalla dovuta distanza, mostrano una sostanziale divergenza su un punto, che per me rimane essenziale. La destra, anche quando inabissata nel cattolicesimo democratico, non ha mai smesso di aspettare l'uomo forte, quello al quale in caso di bisogno consegnare le redini della Nazione e le cesoie per sfrondare la selva di diritti e di controlli di questa maldigerita democrazia rappresentativa. La sua innata tendenza a coltivare la paura per governare con mani libere, della quale proprio in questi giorni vediamo l'esempio.
L'Italia mono-etnica di queste ore non richiama i discorsi dulla purezza della razza? Sarà questo il prossimo ministero?

La sinistra, anche quando allineata al peggiore PCUS, in casa nostra ha sempre percorso la via della mediazione, sostenendo più o meno occultamente il centro moderato, sino a mettersi contro le sue stesse frange estremiste. Per fede o per convenienza ha sempre ospitato e coltivato i valori democratici, del rispetto per le diversità, della tolleranza (una via di mezzo tra il pensiero liberale e la pietas cristiana).

Venendo ai giorni nostri, credo sia chiaro il motivo della mia adesione di slancio alla Rosa nel Pugno, poi così tristemente fallito. Meno chiaro, ma con motivazioni simili, la fiducia data al PD di Veltroni alle scorse politiche. Credevo, ora molto meno, che l'anima laica e liberale della sinistra potesse saldarsi con le più moderne energie del cattolicesimo sociale per da vita ad una grande forza politica almeno socialdemocratica se non liberaldemocratica.
Rutelli, Binetti & C. mi hanno dimostrato che non è così ed il risultato è sotto gli occhi di tutti: il PD allo sbando e Berlusconi alle stelle.

Le situazioni cambiano, ma le mie convinzioni molto meno. Non posso dire per chi voterò alle politiche, ma so che la mia preferenza cadrà su chi meglio cercherà di interpretare il mio ideale.

mercoledì 13 maggio 2009

Master and servant

Il solito collage, quella manciata di tessere che mi ritrovo in mano a cercare di ricomporre, e mi accorgo di non essere il solo. Davide è già li con la sua tessera, Baricco da Fazio me ne porge un'altra (dal minuto 18.25 alla fine).
Penso ai patriarchi, ai grandi condottieri, ai capitani coraggiosi, ai leader. Che vita hanno fatto, che vita fanno? Conquistano, dominano, accumulano, godono pure; ma sono felici?
I loro sudditi, i loro sottoposti, i loro dipendenti pagano talvolta con esistenze miserabili l'altrui smania di potere, la fame di Storia. Ma nella penombra della mediocrità conoscono il calore di un abbraccio, il profumo di una culla, la serenità di un tramonto.
Chi è il vero servo, chi il vero padrone?

mercoledì 6 maggio 2009

martedì 5 maggio 2009

lunedì 4 maggio 2009

Una stecca si concede a chiunque

Commentando questo post sulle recenti polemiche su Berlusconi del Prof. De Marchi, che ho spesso indicato come illuminato ed originale pensatore, ho detto che giammai il problema possono essere la vita coniugale o sessuale del premier, che rimangono prettamente sue cose private.
Il problema esiste invece quando un uomo politico attua nel privato comportamenti contrastanti con la sua azione pubblica; in questo caso, parafrasando un noto adagio, il suo diritto alla riservatezza si ritrae laddove si espande la sua attività politica.

Nel merito, se Berlusconi ed il suo movimento non avessero fatto dei valori cattolici un punto di riferimento della loro azione politica e se non ci fossero stati tanti inchini e baci di anelli, le scappatelle di un ricco ed anziano signore che ha visto la sua starlette trasformarsi in una stanca matrona non formerebbero materia di discussione.

Purtroppo non è così: sulla fecondazione assistita, sulle unioni di fatto, sui diritti degli omosessuali, sul testamento biologico costoro non hanno fatto altro che ricordarci cosa dice il magistero di Santa Romana Chiesa; i loro doveri coniugali e la loro condotta sessuale sono di fatto, per loro stessa mano, fatti pubblici, dei quali tutti siamo autorizzati a discutere, senza paura di essere tacciati di sessuofobia ipocrita.
(Il solista, olio su tela, 2007, Stefano Fasi)

domenica 3 maggio 2009

Vale sempre la pena di riflettere...


Grazie innanzitutto a Sgembo per non aver lasciato passare inosservato il bicentenario della nascita di Darwin.
Il discorso però mi appare viziato. In fisica, come in matematica, lo zero esiste, e la teoria newtoniana degli infinitesimi ci dice come ci si arriva, cioè come una quantità sempre più piccola non si limiti ad approssimarlo, ma lo raggiunga e lo sorpassi; altrimenti il pelide Achille starebbe ancora lì a cercare di raggiungere la tartaruga.
Riportando il tutto all'oggetto, l'esistenza dei sentimenti nell'uomo e la loro presumibile derivazione evoluzionistica non comportano obbligatoriamente la loro preesistenza nella scala evolutiva, perché questo significherebbe attribuirne anche ai primi esseri unicellulari. I sentimenti, come la vista o la capacità di volare, sono comparsi in uno specifico momento dell'evoluzione prima del quale non esistevano.
Che poi i sentimenti siano sorti prima o dopo della comparsa dell'homo e che non siano patrimonio anche di altre specie animali (o vegetali) non è cosa che posso dire io dall'alto della mia ignoranza.
Ma a meno di sposare teorie panteiste, sempre legittime ma distanti dal mio modo di pensare, le prime alghe unicellulari non provavano sentimenti, e come loro molti dei loro discendenti passati ed attuali.