mercoledì 18 febbraio 2009

La magia del circo



Domenica sono stato al circo, soprattutto per portarci per la prima volta la mia bambina di cinque anni. In verità mi ci hanno quasi portato a forza, lei e mia moglie, in extremis, l'ultimo giorno prima che il circo smontasse le tende. Perché il circo è così: ne hai visto uno, li hai visti tutti. E poi, come ho detto più volte a mia figlia nella lunga trattativa, quei poveri animali che dovrebbero stare nella jungla, o nella savana, o nel deserto invece che ridotti a saltimbanchi per il nostro divertimento: "se tu fossi un uccellino preferiresti stare in gabbia o volare libero?"

Poi però entriamo, il buio, la polvere, gli odori, le luci, la musica e i pagliacci. I pagliacci sono gente seria, non si accontentano di farti ridere; ti solleticano la pancia sino ad abbattere qualsiasi tua difesa. In breve, dopo 5 minuti mi produco in una serie chiassose esplosioni di risa.
Arriva la volta dei cammelli, con una criniera folta e innaturale, ciascuno con una giovane e impettita odalisca in groppa, tra le gobbe rese cascanti dalla lunga assenza dal deserto. Ossimoro sicuramente voluto. Le stesse ragazze saranno di volta in volta gli ostacoli dell'elefante, le gatte sadomaso devote al domatore di tigri, le ballerine da cafè chantant del finale. Lo capisci quasi subito: il circo, come la nautica, come il campeggio, non conosce il superfluo; niente che non sia indispensabile e che non venga utilizzato in tutti i modi possibili.
Dopo i cammelli, i cavalli; dopo i cavalli, le tigri. Nel vedere uno splendido cavallo, o un enorme elefante, o una affascinante tigre, condannati a vivere come cavie da laboratorio ed a esibirsi come giullari, la tristezza sorpassa ampiamente lo stupore e l’ammirazione. Gli animali al circo sono come i bambini che lavorano in famiglia, vittime di una violenza inconsapevole di chi li ama.

Alla fine mi resta una sensazione forte, una certezza; il circo è una delle tante forme di spettacolo, ma a differenza delle altre non si sostanzia nella ricerca esasperata della perfezione della finzione ma più di tutte si concentra nella produzione di una realtà. Al circo è tutto vero, a cominciare dalla pista, di terra, per terra; il tendone, i corridoi polverosi, le luci, il fumo, la musica dell’orchestrina – frivolamente chiamata “internazionale”, il cerone dei pagliacci, i muscoli degli acrobati, gli animali, le natiche nude della sgambatissima trapezista. Questa è la magia del circo che fa sì che gli si possa perdonare anche di aver imposto la sua vita anche agli animali che vi lavorano. Tutto vero.

6 commenti:

gians ha detto...

dovrei prima conoscere le condizioni lavorative delle sgambate, poi certo anche gli animali in gabbia non li ho mai sopportati. un abbraccio.

Ugolino Stramini ha detto...

Preferiresti essere chiuso tu in gabbia con le sgambate?

egine ha detto...

eppure ogni volta che ci passo davanti mi sembra una cosa fuori posto, quindi mi ritaglio il tuo post
e la prossima volta penserò a quella cosa del
tutto vero, e come è vero

Ugolino Stramini ha detto...

Egine, se è da tanto che non ci vai, alla prossima portaci la piccola, si divertirà di sicuro, senza rinunciare a riflettere sugli animali in gabbia.
Un abbraccio.

babbo ha detto...

---Fortunato come me ad aver assistito allo spettacolo di QUEL Circo, erano anni che non assistevo ad uno spettacolo così professionale, e poi lo spettacolo dei pappagalli....
Saluti
Babbo.

yzma ha detto...

molto bello questo post, hai descritto bene il lato poetico

del circo mi fanno malinconia i ragazzini, ho il timore che imparino a far acrobazie e altro ancora a suon di sberle e al posto di studiare
anche gli animali mi nno molta pena, anche se la gente del circo afferma di tenerli bene perché sono il mezzo primario per prendersi il pane
ci sono molti lavoranti di origine straniera che credo vivano spesso in condizioni di semischiavitù, se ne è letto sulle cronache dei giornali

un saluto
Yzma