
Ho finito di leggere anche "ADOLF HITLER. Le influenze della famiglia" - Helm Stierlin, NIS 1993. Una piacevole sorpresa. Pensavo di leggere una biografia e invece mi sono trovato per le mani un trattato di psicanalisi. Stierlin, se non il padre, è senza dubbio uno dei maggiori sostenitori della terapia familiare, a cui si è applicato sia professionalmente che nella sua attività editoriale.Una volta, il protagonista di un telefilm americano, "Agli ordini papà" [Major dad], militare in carriera, a chi lo invitava a consultare un analista, rispose: "Non ho nessuna intenzione di sentire parlar male di mia madre". Beh, devo dire, fatte le debite distinzioni, è più o meno la stessa conclusione a cui arriva l'autore.
Hitler fu eccessivamente coccolato dalla madre Klara
Adolf era il quarto figlio di Klara, lontana nipote, cameriera, dapprima amante e infine seconda moglie del padre Alois, funzionario di stato di umili origini (self-made-man potrebbe dirsi oggi).I primi tre figli morirono tutti piccolissimi prima che nascesse Adolf, mortificando le ambizioni della giovane Klara di uscire dal ruolo di servetta e diventare madre e moglie, e acuendo il suo senso di colpa per essersi intrufolata nel letto dello zio Alois nello stesso periodo in cui la prima moglie giaceva morente.
In più Adolf nacque di costituzione debole e restò tale per tutti gli anni della sua giovinezza; possiamo facilmente intuire quale totale dedizione e manicale premura Klara riversasse sul piccolo Adolf, la cui sopravvivenza rappresentava la prova della sua capacità di madre e quindi il suo diritto al rango di moglie nei confronti di un marito che continuava a trattarla da servetta.
La sua missione: riscattare la misera vita della madre
Qui l'autore colloca il punto centrale di tutta la vicenda di Hitler e dell'intero mondo moderno: il giovane Adolf fu dalla nascita caricato dell'onere (delegato) di riscattare la misera esistenza della madre, contro un padre severo, assente, violento, ed incapace di amare altri che se stesso.
A completare il quadro, Klara morì di cancro al seno quando Adolf era un giovanotto, seguita sino all'ultimo da un medico ebreo, che ne accelerò la morte, somministrandole, su insistenza dello stesso Adolf, una terapia d'urto molto costosa, che avrebbe dovuto, nelle loro intenzioni, scacciare il male che la stava divorando. Già in tempi di furiosa persecuzione degli ebrei, fu lo stesso Hitler, riconoscente, a fornire al Dott. Bloch il lasciapassare per l'espatrio. Ma ciò rende facilmente interpretabile a cosa facesse riferimento Hitler nei suoi deliri antisemiti, quando definiva gli ebrei "un cancro" e "avvelenatori" rispetto al corpo della Germania.
Hitler interprete dei sentimenti dei tedeschiQuesta è la conclusione a cui arriva Stierlin; Adolf fu incapace di elaborare il lutto per la perdita della madre, che gli avrebbe consentito di rimettere la sua delega e dedicarsi alla propria realizzazione, e la sostituì con la Germania, anch'essa condannata ad una misera esistenza dalla bruciante sconfitta nella Prima Guerra Mondiale, tradita dal presidente Wilson che l'aveva abbandonata a se stessa dopo aver promesso "una pace equa per tutte le nazioni", e, neanche a dirlo avvelenata al suo interno dal cancro ebraico.
Purtroppo per il genere umano, in questa visione Hitler si sintonizzò alla perfezione con la maggioranza dei tedeschi, che non esitarono molto a vedere in lui il salvatore della Madre-Germania e lo delegarono a riscattare la sua e la loro vita miserabile.
Con le categorie delle dinamiche di gruppo Stierlin abbozza anche una spiegazione di come sia stato possibile, grazie a questa reciproca esaltazione, giungere a compiere i peggiori misfatti della storia dell'uomo considerandoli giusti, onorevoli e doverosi.
E chi se ne frega...
In ultimo, la mia personale opinione. Adolf Hitler porta su di sé indubbiamente la responsabilità storica della Seconda Guerra Mondiale e dell'Olocausto, con il carico di milioni di morti.
Credo tuttavia che umanamente egli sia stato solo l'esecutore, il delegato, il punto di sfogo di pulsioni e sentimenti più grandi e più antichi di lui; la madre da una parte, la Germania dall'altra, incapaci di fare i conti con i propri errori e le proprie debolezze, hanno trovato in lui il figlio affettuoso e devoto che si è caricato sulle spalle questo enorme fardello. Unica sua colpa e nostro grande rammarico è che invece di autodistruggersi, come fanno la maggior parte di coloro che vengono caricati dalla famiglia o dalla società di compiti troppo ardui, Adolf è riuscito, grazie alle sue grandi doti umane a portare in scena l'intera commedia, trasformando, come dice lo stesso Stierlin, l'intero mondo nel palcoscenico dei suoi drammi. Purtroppo, al calar del sipario, gli applausi del primo e secondo atto lasciarono spazio alla più lapidaria condanna della Storia.
Postilla intimistica. Anche questo è uno di quei libri che ha scelto lui di essere letto da me. Da qualche tempo mi capitava, ragionando di bene e male - quelle solite oziose discussioni che non giungono mai a niente - di inciampare nella figura di Hitler, considerato dai più la personificazione del male, la dimostrazione che il male esiste; io che dubito di tutto, dubito anche di questo; come dice il motto del mio blog, "il male non esiste, se non dentro di noi, così come la sua cura".
Mi trovavo a passare per la mia biblioteca preferita, dove ho speso tante ore di studio in tempi non remoti, e, colto da un'afflato di nostalgia, sono entrato in sala lettura e ho dato una scorsa veloce al mio reparto preferito (^^) "scienze sociali" e questo piccolo libro dal dorso giallo ocra, in edizione economica ha richiamato la mia attenzione; l'ho preso e ne ho letto alcune pagine; ho messo un segnalibro quasi invisibile e l'ho riposto; la cosa si è ripetuta a distanza di una settimana per alcune volte, sino a che mi sono convinto a prenderlo in prestito. Considerata la mia totale ignoranza in campo psicanalitico, ho fatto molta fatica con pochi risultati nel leggere le parti più squisitamente tecniche, ma credo di aver capito abbastanza per cogliere il senso generale del libro.
Postilla anticlericale. Mentre leggevo e cominciavo ad intuire la portata del pensiero contenuto nel libro, mi rammaricavo di non vedere il modo per rivoltare tutto questo contro il clericalismo e le gerarchie cattoliche come di mio solito. La risposta mi è venuta inaspettata da uno dei libri sul mio comodino che attendono di essere letti. Sfoglio velocemente per capire se è questo il libro predestinato e leggo tra l'altro:
"Ma Inquisizione e Olocausto non sono senza rapporti tra loro. Anzi, sembra chiaro che senza così tanti secoli di antisemitismo cristiano - particolarmente aspro in Russia e nell'Europa orientale - non ci sarebbe stato Olocausto." [John Rawls, Il diritto dei popoli, Edizioni La Comunità, p. 1.4 pag. 28]





