venerdì 6 agosto 2010

Luigi De Marchi (Brescia, 17 luglio 1927 – Roma, 24 luglio 2010)

Ho appreso solo adesso della morte di Luigi De Marchi, noto per la rubrica della mattina su Radio Radicale e qualche comparsata nei contenitori del pomeriggio, al posto dei più commerciali e telegenici Crepet, Andreoli, Slepoj, Meluzzi, et cetera.

Umanista è la definizione che di lui condivido di più. A costo di farlo rivoltare nella tomba ancora tiepido, mi azzardo a sintetizzare il suo pensiero. L'uomo - aveva concluso De Marchi - è l'unico animale ad avere, e da un'età molto bassa, la chiara consapevolezza della propria morte, che tende istintivamente a rifiutare. Questa "angoscia della morte", primigenia e progenitrice di tutte le psicosi collettive, starebbe alla base di tutte le disgrazie umane.

L'uomo, l'essere umano maschio, tronfio della propria virilità ma frustrato dall'incapacità di procreare delle donne, ritiene il suo essere mortale una punizione divina, e l'intera Storia del genere umano può essere riletta come la perenne ricerca del capro espiatorio cui addossare la perdita dell'immortalità, da punire per ottenerla nuovamente.

La donna istigatrice dei piaceri carnali, il nemico che oltraggia il suolo sacro, il miscredente che offende la divinità; ogni crociata è buona per guadagnarsi la vita eterna.

2 commenti:

egine>ugolino ha detto...

ugolino non sei solo, a presto

wildestwoman ha detto...

ti senti solo? :)
giammai!
scusa, ma al tuo post non ho nulla da aggiungere, perchè non conosco la persona
bisous!