giovedì 14 febbraio 2008

Meditazioni (cit.)

- Maestro, cosa dobbiamo pensare di coloro che rapinano i pellegrini in visita al Santo Sepolcro?
- Che se li rapinano al ritorno sono fessi perché trovano solo biancheria sporca e souvenir dozzinali.

mercoledì 6 febbraio 2008

Scerbanenco provinciale.

Ho finito di leggere "Venere privata" di Giorgio Scerbanenco. Non me ne vogliano gli amici che me lo hanno consigliato (davide e nicpic, oltre ad un caro anomimo - a modo suo) ma mi ha molto deluso.
Ho trovato l'opera di scarso valore letterario, tanto per come è scritta, che per come è raccontata. La struttura del racconto mi è apparsa grezza, come incompleta; per dirla in modo forbito, la "consecutio temporum" mi è apparsa pasticciata, come se mancasse un piano dell'opera. La tensione, che dovrebbe essere il punto caratterizzante delle opere del genere, non raggiunge mai livelli degni di nota, così come il senso del torbido e del perverso che dovrebbero caratterizzare un "noir". Il primo paragone che mi viene in mente, relativo ad un altro dei pochi "noir" che ho letto, è a dir poco mortificante. A confronto di questo, "La matta bestialità" di Todde, da cui presi il mio nick, è un capolavoro.
Venere privata si distingue invece, purtroppo, per provincialismo e conformismo. Escluso l'unico barlume di apertura liberale rappresentato dalla scelta a favore dell'eutanasia dei due personaggi principali, il resto è una parata di pregiudizi e luoghi comuni, la fiera della misoginia e dell'omofobia. Uno dei personaggi secondari, sospettato di omosessualità, viene appellato in modo dispregiativo "invertito" e "pederasta", e posto anche per questo sullo stesso piano morale del killer sadico con cui lavora. La ragazza, nonostante le sue credenziali da Milano-bene, si accompagna per soldi con occasionali signori in cerca di tenerezze, ma solo a scopo scientifico, per concludere, come la Merlin, che non esiste la prostituzione pubblica per libera scelta, ma che alle ragazze è sempre possibile avere uno o più amici generosi a cui offrire la loro discreta riconoscenza.
Questa è la Milano di Scerbanenco. O la Milano che è stato in grado di immaginare lui.

p.s. questa è una prima stesura, pubblicata in tempi stretti per vari motivi.