mercoledì 3 gennaio 2007

Dipendenza da sesso informatizzato

Quando finisci sempre in un sito pornografico, la rete è stracolma, e ci perdi delle ore; quando dici a te stesso (e agli altri) che è un gioco innocuo, siamo maggiorenni e vaccinati, invece ti rendi conto che è una china pericolosa, che non lo controlli più, che adesso cominci anche a farlo di giorno, con i tuoi familiari nei paraggi, pronto a ridurre tutto a icona, a chiudere il browser, a cancellare la cronologia, tanto lo ritrovi qual video; quando quelle immagini ti ritornano in mente anche quando non sei on line, allora vuol dire che sei malato, e capirlo è sempre il primo passo per guarire.
Un blog, uno pseudonimo poco riconoscibile, dove dire tutto, o quasi, per lasciare nella rete i frutti della rete, per curare il male con la sua stessa causa, o fors e solo per avere un'altra mania in sostituzione di qualla che cerchi di lasciare, una sorta di intermetadone, basta che ti faccia comunque perdere tempo prezioso, avere qualcosa da nascondere per il gusto di nasconderlo.
Perchè i fenomeni sono due e ben distinti: l'atavica attrazione per le immagini pornografiche, che in nome della continuità della specie ci ha selezionati in modo che non possiamo essere indifferenti al sesso per immagini, come prezzo da pagare per non estiguersi; l'altra, di più incerta genesi, è il gusto del proibito, del segreto, del "non me ne faccio accorgere", frutto più probabilmente di una educazione repressiva generalizzata.
Il sesso informatizzato le accomuna entrambe ed ecco perchè ci si può ritrovare a rischiare la propria integrità mentale e la propria vita affettiva e di relazione per vedere ancora una volta quella scena, quella foto.

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